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Aprire Partita IVA Personal Trainer: Come Funziona il Regime Fiscale

La figura professionale del Personal Trainer è sempre più ricercata.

Un PT può lavorare come libero professionista o come collaboratore all'interno dello staff di palestre e centri sportivi.
Nell'ipotesi in cui decida di lavorare come libero professionista, il personal trainer dovrà dotarsi di una partita IVA per fatturare i servizi offerti.


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Partita IVA Personal Trainer: i vantaggi

Al riguardo, occorre precisare che il regime attualmente più favorevole è quello forfettario. L'adesione a tale regime, infatti, consente di usufruire di svariati benefici fiscali, tra cui in particolare la tassazione agevolata al 5% per i primi cinque anni, destinata a salire al 15% a partire dal sesto anno.


Ovviamente, l'accesso al regime forfettario richiede il possesso di determinati requisiti, ossia:

  • Avere un fatturato annuo non superiore a 65.000 Euro;
  • Non usufruire di regimi speciali ai fini della determinazione dell’IVA;
  • Essere residenti sul territorio italiano, o in uno stato membro dell’Unione Europea oppure in uno Stato aderente all’accordo sullo spazio economico europeo;
  • Non possedere partecipazioni in società di persone, imprese familiari, società a responsabilità limitata e/o associazioni in partecipazioni (in aggiunta all’attività di Personal Trainer);
  • Non superare il limite dei 30.000 Euro di reddito da lavoro dipendente o da pensione (nel caso in cui quella di Personal Trainer non sia l'unica attività svolta);
  • Non sostenere più di 20.000 Euro di spesa annua per il personale dipendente e per i collaboratori.

personal trainer donna segue cliente con manubri REVOO

Codice Ateco Personal Trainer: come cambia il regime forfettario

Chi opta per il regime forfettario determina il reddito su cui pagare contributi e tasse applicando all’ammontare dei ricavi conseguiti o dei compensi percepiti, il coefficiente di redditività previsto per l’attività esercitata.

Tale coefficiente di redditività varia in base al codice Ateco applicato.

Sul punto, occorre precisare che in relazione a tale figura professionale vengono in rilievo due differenti codici Ateco:

  • Il codice 85.51.00 "Corsi sportivi e ricreativi";
  • il codice 93.19.99 "Altre attività sportive nca".

Nel primo caso, il coefficiente di redditività da applicare è pari al 78%, nel secondo caso è pari al 67%.

Dunque, sulla quota del reddito forfetariamente determinata (67% o 78%), vengono pagati i contributi previdenziali obbligatori.
Se il personal trainer svolge una disciplina che lo obbliga all’iscrizione al Coni, dovrà iscriversi alla cassa previdenziale ex Empals e versare i contributi in questa cassa. Viceversa, se il personal trainer non è obbligato all’iscrizione al Coni, può iscriversi alla Gestione Separata Inps.

In tal caso, pagherà i contributi Inps in base alla aliquota del 25,72% sul reddito imponibile.

Al reddito imponibile rimanente si applica un’unica imposta sostitutiva, che come innanzi specificato, è pari alla misura del 5% nei primi cinque anni di attività, per divenire poi pari al 15% dal sesto anno in avanti.

È opportuno precisare che con il regime in commento non è possibile dedurre le spese, in quanto ci si basa su una quota forfettaria da dedurre dal fatturato lordo ogni anno, indipendentemente dai costi sostenuti.

Ovviamente, se si fattura una somma annua maggiore a 65 mila euro non si potrà usufruire del regime forfettario. In tal caso, si uscirà da tale regime a partire dall’anno di imposta successivo.

personal trainer svolge una lezione di yoga REVOO

Come Aprire la Partita IVA da Personal Trainer

Per aprire la partita Iva, il personal trainer dovrà seguire un iter abbastanza semplice e gratuito, che consiste nel compilare e trasmettere all’Agenzia delle Entrate il modello AA9/12, in cui dovrà indicare il codice ateco che intende adottare e il regime fiscale a cui desideri accedere.
Dovrà poi aprire la propria posizione contributiva presso la Gestione Separata Inps o presso l’Enpals, a seconda del committente a cui si presta il servizio (come verrà di seguito precisato).
Occorre, inoltre, sottolineare che il personal trainer non ha l’obbligo di iscriversi all’Inail, a condizione che lavori in piena autonomia, senza alcun dipendente.

L'alternativa al regime forfettario per un Personal Trainer

In alternativa al regime forfettario, il personal trainer che decida di aprire partita Iva per lavorare come freelance ma non possieda i requisiti necessari per aderire al regime appena descritto, dovrà necessariamente optare per il regime IVA ordinario.

Tuttavia, qualora il personal trainer svolga la propria attività lavorativa in maniera saltuaria, non sarà obbligato ad aprire partita Iva.

Le condizioni per rientrare in questa categoria sono due:

  • La prima riguarda la frequenza della collaborazione, che per uno stesso committente non può superare i trenta giorni in un anno solare;
  • La seconda concerne il non aver percepito compensi superiori alla cifra cumulativa di 5.000 euro lordi in un anno solare.

Ne consegue che se questa cifra viene superata e/o se l'attività viene svolta regolarmente e abitualmente, il personal trainer avrà l’obbligo di aprire una partita Iva.

 


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Francesca Solinas
Francesca Solinas
Tributarista presso lo Studio legale associato Martinez & Novebaci di Milano. Mi occupo di diritto tributario nazionale e internazionale, con focus specifico su fiscalità dello sport, eSports, startup, moda. Appassionata di innovazione ed esperta di tutti gli aspetti fiscali connessi.

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